Le poesie di Marino

In questa pagina proponiamo alcune delle poesie che la mente sempre vispa di Marino ha decantato fino all’età di 96 anni. Non sappiamo se siano frutto della sua inventiva o se declamava versi trovati in alcune delle sue innumerevoli letture che quotidianamente amava fare quando rientrava in casa dal buio della sera.


Miele cibo degli angeli fatto di mille fiori,
tu vali più dei farmaci e di tutti i dottori.
Chi vuol a lungo vivere
ogni giorno il miel si prenda
si indolcisca una bibita
oppur sul pan si stenda.


All’ape disse il fiore:
“Perché mi rubi il cuore?”
Per far, spiegò l’insetto,
un nettare ideale,
un liquor perfetto e celestiale.


Caro imenottero,
ape sei tu.
Tu unisci l’utile
a gran virtù,
tu sei geometra
ed architetto,
guerriera vigile
del tuo bel tetto,
bottinatrice
e gran nutrice
evviva l’ape
bestia felice.

Sempre girovaghi
di fiore in fiore
vispa a raccogliere
a tutte le ore
rugiada, propoli
polline e miele.
E poi riponili
svelta e fedele
con cure rare
nell’alveare.
Evviva l’ape
bestia esemplare.

Tu sei pacifica
tra l’erbe e i fiori;
divieni terribile
se i tuoi tesori
alcun si arrischia
con man capace
a casa prenderti;
allor audace
lo pungi irosa
e coraggiosa.
Evviva l’ape
guardiana preziosa.

I tempi illumini
i fior fecondi.
Per te si ottengon
frutti giocondi.
Il dolce nettare
che da te si ha
la vita allungaci
a tarda età
e vecchio muore
l’apicoltore.
Evviva il miele
vital liquore.